Cara TARI, quanto ci costi!

8 gennaio 2016

in Comunicati stampa

Imprese costrette a pagare due volte lo smaltimento dei rifiuti
A livello provinciale, la CNA chiede di accelerare l’istituzione di una unica società intercomunale: “Il costo generale del ciclo dei rifiuti nella provincia di Ancona ammonta a 60 mln euro/anno; con l’accorpamento è possibile risparmiare fino a 6,5 mln euro/anno”

rifiuti_newsletterUn miliardo per il solo 2015. E’ questa la stima calcolata dalla Cna delle tasse che le imprese a livello nazionale pagano su rifiuti già avviati allo smaltimento, a causa di una diffusa applicazione illegittima della Tari, il tributo destinato a coprire le spese sostenute dalle amministrazioni municipali per il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti. Un tributo trasformato in un bancomat per i Comuni che il sistema produttivo è costretto ad alimentare.

Il prelievo non è di oggi. Dalla Tarsu alla Tia, dalla Tares adesso alla Tari la storia non cambia. Molti Comuni continuano a chiedere soldi anche sui rifiuti speciali che le imprese smaltiscono tramite i circuiti di raccolta privata, in maniera ecologicamente corretta e coerente con i principi comunitari. E la Legge di Stabilità 2014, che ha istituito la Tari, è contradditoria: da un lato, esclude correttamente dal tributo i rifiuti che il produttore dimostri di avere avviato al recupero; dall’altro, prevede che i Comuni possano ridurre la tariffa in proporzione alla quantità di rifiuti che i produttori hanno avviato al recupero; ri-affermando, così, l’esistenza del doppio tributo.

“A questo punto – dichiara Marzio Sorrentino, responsabile area sindacale Cna provinciale di Ancona – chiediamo ovviamente un nuovo intervento normativo, ma soprattutto a livello provinciale intendiamo risolvere una volta per tutte l’annoso problema che riguarda imprenditori ma anche cittadini”. Secondo una stima della Cna, il costo generale del ciclo dei rifiuti nella provincia di Ancona è di circa 60 milioni di euro/anno: il 70% assorbito dall’attività di raccolta e trasporto (di cui il costo del personale ammonta a circa 30 milioni) ed il restante 30% dal trattamento.

“Per ridurre il peso della tassa rifiuti – prosegue Sorrentino – è necessario diminuire i costi del servizio. Il sistema porta a porta si applica ormai su quasi tutto il territorio provinciale e si può certamente parlare di una piena consapevolezza di come l’unica strada percorribile sia quella del recupero e riciclo. Occorre però ora procedere al più presto ad una riorganizzazione del servizio, di cui si parla da tempo, semplificando a razionalizzando: le amministrazioni locali devono finalmente decidersi e andare verso la costituzione di una sola società pubblica che gestisca l’intero ciclo dei rifiuti provinciale per guadagnare in efficienza e ridurre i costi. Stimiamo che possa così essere risparmiata una parte importante da subito sui costi generali che ammontano a circa 6 milioni e mezzo di euro all’anno. Sappiamo che tale processo è avviato ma i tempi sono troppo lunghi e questo non è più tollerabile!”

Inoltre la tassa rifiuti non è omogenea tra comuni esistendo una forte differenziazione delle tariffe: “Bisogna passare – aggiunge Sorrentino – dalla tassa alla tariffa puntuale: chi produce più rifiuti paga di più. E per ridurre ulteriormente i costi del servizio, occorre anche dotarsi di nuovi impianti di compostaggio e di valorizzazione dei rifiuti che possono, come noto, diventare materia prima e quindi generare ricavi attraverso la vendita. Infine, sarebbe utile per le imprese individuare delle aree specifiche per i punti di raccolta, facilitando così il conferimento dei rifiuti speciali ai soggetti autorizzati”.

 

UFFICIO STAMPA: DANIELA GIACCHETTI

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