Controllo sull’utilizzo di e-mail e navigazione Internet da parte dei lavoratori

3 ottobre 2016

in Comunicati stampa

QUALI SONO I LIMITI PER IL CONTROLLO SULL’UTILIZZO DI E MAIL E NAVIGAZIONE INTERNET DA PARTE DEI LAVORATORI?
CHIEDI A:
Francesca Giuliani, responsabile settore Privacy CNA Provinciale Ancona –
fgiuliani@an.cna.it

Francesca Giuliani

Il Garante, in seguito ad una denuncia del personale tecnico-amministrativo e docente di un Ateneo che lamentava la violazione della propria privacy e il controllo a distanza posto in essere dal proprio datore di lavoro, ha vietato ad una Università il monitoraggio massivo delle attività in Internet dei propri dipendenti.

La tesi difensiva dell’Università verteva sul fatto che l’attività di monitoraggio delle comunicazioni elettroniche veniva attivata solo in caso di rilevamento di software maligno, di violazioni del diritto d’autore o di indagini della magistratura e non venivano mai trattati dati personali dei dipendenti che si connettevano alla rete.

L’Authority, invece, nella sua istruttoria ha rilevato che l’Università:

  • raccoglieva dati riconducibili ai singoli dipendenti essendovi un tracciamento puntuale degli indirizzi Ip (indirizzo Internet) e dei Mac Address (identificativo hardware) dei pc loro assegnati;
  • effettuava una verifica costante e indiscriminata degli accessi dei dipendenti alla rete e all’e-mail, utilizzando sistemi e software (operanti in background e non percepibili dal personale) che, in base all’art. 4, comma 1, della L. n. 300/1970 (così come modificato dal D. Lgs. n. 151/2015), non rientrano nella categoria degli “strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa” e, pertanto, senza autorizzazione dalla DTL o avallo sindacale, violano lo Statuto dei lavoratori;
  • non aveva privilegiato l’adozione di misure graduali che rendessero residuali i controlli più invasivi, come nel caso di rilevamento di virus informatici;
  • non aveva fornito ai dipendenti utilizzatori della rete un’idonea “informativa”, contenente gli elementi essenziali previsti all’art. 13 del D. Lgs. n. 196/03, affinché il trattamento potesse considerarsi lecito; la mera comunicazione al personale del Regolamento relativo al corretto utilizzo degli strumenti elettronici, infatti, non è idonea a sostituire l’obbligo previsto dal Codice.

Il Garante, infine, ha dichiarato illecito il trattamento dei dati personali raccolti dall’Ateneo, ne ha vietato l’ulteriore uso e imposto la conservazione al fine di consentirne l’eventuale acquisizione da parte della magistratura.

Riferimento: Provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali n. 303 del 13 luglio 2016

 

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