Imprese e Innovazione: CNA lancia il suo Hub 4.0

19 aprile 2018

in Comunicati stampa

Si è svolta il 19 aprile presso la sede della Cna ad Ancona, la conferenza stampa di presentazione del Digital Innovation Hub della Cna.
Di seguito, i contenuti.

Premessa

Alcuni aspetti di fondo che rendono particolare il caso delle Marche, come la decisa caratterizzazione manifatturiera che si mantiene nel tempo, il più forte ruolo dell’artigianato e del conto terzi, la diffusa presenza di imprenditorialità, interagiscono con alcuni vincoli quali l’insufficiente orientamento agli investimenti nelle micro imprese, l’elevata anzianità media degli imprenditori, il basso assorbimento di giovani e di laureati, il lento riorganizzarsi delle forme d’impresa, lo stillicidio della perdita continua di microimprese.
La reimpostazione su basi avanzate delle politiche industriali può risultare decisiva per ridare slancio alla componente più diffusa e complessa del sistema economico regionale: la micro e la piccola impresa. Proprio tale componente del sistema economico sembra la più adatta a interpretare le opportunità legate alla nuova fase dell’innovazione digitale, quella dell’internet delle cose, che consente a realtà anche di piccolissima dimensione di coprire un ruolo funzionale di elevata qualificazione in collegamento interattivo con altre realtà, simili o meno. Perché ciò avvenga diffusamente nel tessuto di imprese della regione, occorre che via siano riferimenti e dotazioni adeguate nelle infrastrutture, in particolare in quelle strategiche per la modernizzazione del tessuto imprenditoriale e lavorativo: autostrade informatiche, formazione professionale e imprenditoriale, ricerca e sviluppo anche nelle micro e piccole imprese.

Marche in ritardo

La diffusione della cultura informatica non rappresenta per le neo-imprese una criticità; ma le Marche scontano un pesante ritardo nell’uso di ICT e nella diffusione della banda larga e ultralarga. Per quanto riguarda la banda ultralarga (100mbps) siamo all’anno zero sia nelle terre del sisma sia nella regione.
La CNA ritiene fondamentale recuperare il gap infrastrutturale rispetto ad altre regioni italiane ed europee. La disponibilità della banda ultralarga deve essere la condizione infrastrutturale di base da cui ripartire. E’ questo l’obiettivo da raggiungere nei prossimi anni. Si tratta di una corsa contro il tempo, resa possibile dalla decisione della Commissione Europea, che lo scorso anno ha dato il via libera al piano nazionale della banda larga ad alta velocità, che prevede uno stanziamento di 4 miliardi di  euro per portarla nel 2020 a coprire il 100% del territorio italiano ed estendere la banda ultralarga al 35,4% del nostro Paese, tenendo conto che nei prossimi tre anni il traffico dati in mobilità crescerà al doppio della velocità di quello su rete fissa.
L’Italia, nell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società, è al 25° posto tra i 28 Paesi dell’Unione Europea e le Marche sono al di sotto della media nazionale. Lo scorso anno, la quota di popolazione marchigiana con accesso alla banda larga (30 Mb al secondo) era il 16,3% contro una media nazionale del 35,4%. Se per la diffusione della banda larga qualcosa si sta muovendo, per la banda ultra larga (100 Mb al secondo) si ha una copertura di appena l’1% del territorio marchigiano rispetto ad una media nazionale del 10,1%. Il rischio è quello di restare indietro e di pregiudicare le opportunità legate alla rivoluzione informatica, in particolare nelle aree periferiche.

Il ruolo dei giovani laureati

La presenza di giovani laureati e di figure di elevato livello di istruzione è andata nelle Marche sistematicamente aumentando nel tempo mantenendosi più elevata del dato nazionale e poco al di sotto del dato dell’Italia Centrale, dove tale presenza è la più elevata del Paese: tra gli aspetti alla base delle capacità di innovazione delle imprese si evidenzia il ruolo chiave che la presenza di laureati in organici spesso assai piccoli, assume nei confronti di aspetti strategici dell’attività d’impresa: dai rapporti coi clienti innovativi alle relazioni con laboratori ed enti di ricerca, dalle azioni sistematiche per acquisire nuove tecnologie agli investimenti in marchi licenze e brevetti, numerosi sono gli aspetti direttamente e positivamente influenzati dall’intensità con cui sono presenti lavoratori in possesso di laurea.
Ciò nonostante, l’inserimento dei laureati nelle imprese marchigiane di più piccole dimensioni, resta un problema: e questo benché le Marche si siano mostrate capaci di sfornare laureati in materie tecniche scientifiche in misura maggiore rispetto al dato nazionale e di poco inferiore a quella delle regioni più dotate: nel 2016 abbiamo avuto 15,2 laureati nelle materie scientifiche e tecnologiche ogni mille giovani sotto i 29 anni rispetto ad una media nazionale del 13,6 per mille.

Alcuni dati ISTAT

L’ultimo report dell’Istat su innovazione e ricerca in Italia ha analizzato i dati del triennio 2012-2014 rispetto al precedente. Dai dati emerge che il personale impegnato in attività di R&S è aumentato del 3,9% in media, con punte del 7,1% nel settore privato.
Le imprese con più di 10 addetti che hanno introdotto una qualche forma di innovazione sono il 44,6% del totale anche se la loro propensione innovativa è diminuita del 7,3% rispetto al triennio precedente.
Inoltre, con riferimento alle imprese con + di 10 addetti, nel 2016
–           il 98,2% ha una connessione ad internet
–           il 94,2% ha connessione a banda larga
–           il 71,3% ha un sito web
–           il 45,5% ha effettuato commercio elettronico
–           il 39,2% usa i social media.
Per quanto riguarda la spesa in attività di R&S, la strategia dell’UE 20220 prevede che si spenda il 3% del fatturato del Paese ma ad oggi solo Finlandia, Svezia, Austria e Danimarca lo hanno raggiunto e la Germania è vicina. L’Italia si è posta l’obiettivo dell’1,53%, che ci posiziona a metà della classifica dei paesi europei.
La spesa in R&S è effettuata per il 58,2% da imprese (ed è aumentata del 4,4%) e dal 25,5% dalle Università. Le imprese autofinanziano i propri investimenti, perché solo nel 5,5% dei casi hanno ottenuto finanziamenti pubblici.
Il personale dedicato alla ricerca è aumentato del 13,9% nelle imprese e dell’1,3% nelle Università.
Per quanto riguarda le Marche, siamo tra le regioni che investe meno, sorpassati da Sardegna ed Abruzzo e davanti a Basilicata e Calabria e dunque ben al di sotto della media nazionale.
La quota delle imprese che innovano è in seria flessione, anche se aumenta il numero delle imprese che beneficia di sostegno pubblico; tra queste è più alta la frequenza tra le imprese grandi.
La capacità delle imprese di innovare attivando forme di cooperazione è ancora scarsa ed aumenta con l’aumentare delle dimensioni.

Il ruolo di CNA

Per aiutare le imprese ad innovare, la CNA ha lanciato, due anni fa, il servizio specifico Innovation Box, all’interno del quale nasce oggi il CNA Hub 4.0.
Responsabile del progetto, per la provincia di Ancona, è Lucia Trenta.
Il Digital Innovation Hub della Cna, che tra i partner conta l’Università Politecnica delle Marche, è una piattaforma integrata di competenze, servizi e strumenti per lo sviluppo delle imprese.
I servizi offerti sono: Innovazione e Ricerca; Innovazione e Organizzazione; Consulenza finanziaria e Credito; Marketing e Internazionalizzazione.
Il servizio ha un suo sito dedicato, dove le imprese possono trovare tutte le informazioni, i contatti, gli eventi, le notizie: www.innovationbox.it

L’evento di lancio

Il Digital Innovation Hub della CNA verrà lanciato con un evento pubblico ufficiale: venerdì 20 aprile alle ore 17 alla Mole Vanvitelliana di Ancona.
Saranno presenti, tra gli altri: il sindaco Valeria Mancinelli, l’assessore regionale alle attività produttive Manuela Bora, il segretario generale CCIAA Ancona Michele De Vita, il rettore dell’UnivPM Sauro Longhi e il responsabile nazionale del Dipartimento Politiche Industriali di Cna Mario Pagani.
L’evento è aperto al pubblico.

Fonti:
i dati del presente comunicato stampa sono frutto di un’elaborazione del Centro Studi CNA Marche.

Ufficio Stampa: DANIELA GIACCHETTI

 

 

 

 

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