IMPRESE IN BIANCO E CON IL FIATO SOSPESO

22 aprile 2020

in Comunicati stampa

La CNA denuncia: sospensioni dei pagamenti contingentate, confusione normativa e sostegni risibili non possono compensare la chiusura forzata delle attività

Si rischiano produrranno centinaia di cessazioni e molti non riapriranno nemmeno a maggio.

I rimbrotti degli imprenditori sono ormai all’ordine del giorno, tra annunci del Premier letti ed interpretati in maniera speranzosa ma che si traducono in aspettative che puntualmente tardano a manifestarsi, basta pensare alle copiose risorse promesse dal Decreto liquidità. Pochi infatti saranno coloro che riceveranno i famosi 25.000 euro prima della fine della settimana e forse dovranno aspettare l’evocato 4 maggio per vedersi recapitare la somma autorizzata dalla loro Banca. Meglio per le imprese che la CNA ha affidato al suo Confidi di riferimento, Uni.co., il quale, grazie ai milioni messi in campo dalla Regione Marche ha già soddisfatto centinaia di imprese locali, ottimo segnale di cui Palazzo Raffaello dovrà tenere conto e quindi continuare a credere nell’ottima formula di investimento di risorse pubbliche sperimentata dalla Giunta Ceriscioli.

Mentre registriamo come lo stato di incomprensione tra il Governo e la Regione Marche, nato fin dall’inizio della fase emergenziale, sta andando avanti creando confusione istituzionale e normativa anche sulla fine del lock down, ciò che più ci preoccupa è il fatto che nel prossimo provvedimento di aprile dovranno essere seriamente prese in considerazioni una serie di istanze necessarie per rasserenare il disagio sociale, prima che le preoccupazioni economiche.

Tra le numerose proposte in discussione ve ne sono alcune imprescindibili sulle quali la CNA Nazionale sta dando dura battaglia in ogni sede ministeriale. Tra le numerose richieste avanzate ci sono infatti provvedimenti asimmetrici da sanare, come il credito d’imposta sugli affitti per gli immobili artigiani; l’immediata riaperture di settori a basso rischio e con produzioni stagionali che tardano ad essere concesse come l’edilizia e la moda; l’indennità per autonomi almeno a 1000 euro, poiché ad oggi risultano essere meno dignitose del reddito di cittadinanza e della cassa integrazione per i loro dipendenti; la sospensione dell’F24 che il buon senso estenderebbe a tutti ed invece sono ancorati a criteri almeno discutibili; l’appello accorato delle imprese alimentari di poter riprendere l’attività concedendo il servizio da asporto nel rispetto del distanziamento sociale, dei dispositivi di sicurezza e di tutti i protocolli sanitari previsti.

Insomma, mentre il nostro territorio conta 8.500 imprese artigiane e 37.000 lavoratori che hanno attivato l’integrazione salariale con il fondo di solidarietà, quinta regione in Italia dietro i colossi economici del Nord, ribadiamo la necessità di riprendere quanto prima una sostanziale situazione di normalità che naturalmente dovrà scontare un regime operativo ben diverso da quello che abbiamo conosciuto, ma di cui le nostre imprese sono ben consci, istruiti e responsabilizzati. Diversamente, ogni giorno che passa avremo perso decine di imprese claudicanti e contribuito a riaprire quella ferita delle crisi del decennio scorso, che avevamo con fatica appena lasciato alle spalle.   

 Massimiliano Santini

Direttore CNA Ancona

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