La scienza che cambia l’economia. Intervista al matematico Piergiorgio Odifreddi

20 marzo 2016

in Comunicati stampa

di DANIELA GIACCHETTI

In che modo l’innovazione matematica e scientifica ha cambiato e cambia tuttora il sistema economico?
Farò due esempi semplici, tratto uno dalla matematica e l’altro dalla fisica.
Il primo è la famosa formula scoperta da Black e Scholes nel 1973, per calcolare esattamente il prezzo dei derivati. Tale formula ha cambiato non solo la vita degli scopritori, che hanno vinto il premio Nobel per l’economia (Scholes, perché Black era morto nel frattempo), ma anche l’intero mercato finanziario. Nel bene e nel male, questo ha portato alle bolle dei derivati, e in parte anche alla crisi di oggi, a dimostrazione che l’innovazione è un’arma a doppio taglio: può avere risultati positivi, ma anche negativi (la cosa è evidente anche in altri campi: basti pensare ai motori, e all’inquinamento).

Veniamo dunque all’esempio tratto dalla fisica…
Il secondo esempio è dovuto nientemeno che ad Einstein e ha a che fare con la teoria della gravitazione (la cosiddetta relatività generale). Potrebbe sembrare una pura teoria, appunto, lontana dagli effetti pratici, ma oggi i Gps delle nostre macchine funzionano soltanto grazie all’innovazione prodotta da quella teoria: usando la sola teoria newtoniana, gli errori si accumulerebbero e i Gps non riuscirebbero a localizzare le nostre auto in maniera accurata e utilizzabile, e sarebbero rimasti dei giocattoli per i film di James Bond.

E le imprese, come possono cambiare il loro approccio e rivolgersi all’innovazione per crescere?
Ci sono due tipi di innovazione: globale e locale. La prima riguarda idee rivoluzionarie, che possono portare a nuovi prodotti e nuovi mercati. La seconda riguarda il funzionamento dei vecchi prodotti e mercati. Poiché, come diceva il citato Einstein, “non viviamo in una repubblica delle banane, dove avvengono rivoluzioni ogni settimana”, una politica imprenditoriale sensata potrebbe essere quella di cercare di fare meglio ciò che non si fa bene, o che si fa male, invece di cercare di fare altro.
I consumatori sono quotidianamente alle prese con prodotti che potrebbero essere migliorati e resi più utili e più maneggevoli, se solo ci si concentrasse sul loro miglioramento. La mia impressione è che volere a tutti i costi cercare il Santo Graal dell’innovazione radicale rischi di distrarre da ciò che è fattibile nell’immediato, e che porterebbe a benefici sia per i produttori che per i consumatori.

 

Visti da vicino:
Piergiorgio Odifreddi

Odifreddi Piergiorgio, matematicoPiergiorgio Odifreddi, classe 1950, ha studiato matematica in Italia, Stati Uniti e Unione Sovietica, e insegnato logica presso l’Università di Torino e la Cornell University. Collabora a La Repubblica e Le Scienze, e nel 2011 ha vinto il premio Galileo per la divulgazione scientifica.

E’ autore di numerosi best seller pubblicati da Einaudi, Mondadori e Rizzoli sui temi della dovulgazione scientifica, tra i quali anche Il volume scritto con Benedetto XVI Caro papa teologo, caro matematico ateo (Mondadori, 2013).

www.piergiorgioodifreddi.it

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