Le imprese e l’innovazione: intervista al Rettore Univpm Sauro Longhi

21 febbraio 2016

in Comunicati stampa

di DANIELA GIACCHETTI

Sauro LonghiRettore, oggi si parla tanto di innovazione, soprattutto come leva per uscire dalle difficoltà del mercato. E’ veramente questa la parola magica per chiudere il lungo capitolo della crisi?
Direi proprio di sì. Da oltre un decennio (per effetto dell’introduzione dell’euro e dell’accentuata pressione competitiva proveniente dai paesi emergenti) le imprese italiane non possono più competere sui costi (e quindi sul prezzo) ma debbono competere sulla differenziazione e valore dei prodotti e pertanto sulla capacità di introdurre innovazioni. Questo vale sia per le imprese che competono sul mercato italiano sia, a maggior ragione, per quelle che intendono competere sui mercati esteri.

A suo avviso qual è il livello di innovazione del tessuto imprenditoriale locale, soprattutto delle imprese più piccole?
Molte imprese marchigiane hanno fatto della flessibilità e della rapidità di adattamento al mercato una delle principali leve competitive. In gran parte delle imprese ciò è attuato attraverso un modello di innovazione che è basato per lo più sul ‘learning by doing’ all’interno dell’impresa e sugli stimoli che provengono da fornitori e clienti. Si tratta di fonti di innovazione tutte interne alla filiera, mentre è marginale il ruolo dell’investimento in ricerca e sviluppo e l’interazione con la ricerca.
L’indagine periodica dell’Istat sull’innovazione delle imprese rivela che delle PMI che hanno introdotto innovazioni meno del 5% lo ha fatto attraverso la collaborazione con università o altri centri di ricerca mentre le principali fonti informative sono state fornitori e clienti.
Questo modo di fare innovazione è efficace per l’introduzione di innovazioni incrementali, ma non più sufficiente. Occorre accrescere la capacità delle imprese di introdurre innovazioni radicali, devono poter investire nella conoscenza e nel capitale umano prodotto dalle università.

Qual è il contributo che l’Univpm può dare alla crescita di tale livello?
E’ un contributo fondamentale poiché Univpm rappresenta la più importante infrastruttura di ricerca presente nella regione: ha 522 docenti di ruolo, 200 assegnisti di ricerca e 512 dottorandi; oltre 3000 studenti delle lauree magistrali, spesso impegnati in progetti di tesi che affrontano temi di interesse per i processi di innovazione delle imprese. Al capitale umano si aggiunge un’importante dotazione di strumenti e attrezzature nelle decine di laboratori presenti nei 12 dipartimenti dell’ateneo.
Capitale umano e infrastruttura fisica in gran parte dedicati ad attività di ricerca applicata, in ambiti che possono essere di immediato interesse per le imprese regionali. Basti pensare ai temi dell’automazione e delle ICT, dell’ingegneria industriale e gestionale, dei materiali, della biologia, dell’agraria, delle scienze della vita e delle scienze dell’alimentazione…
L’Univpm si è fatta promotrice della partecipazione delle imprese regionali nei cluster tecnologici nazionali (Fabbrica Intelligente, Tecnologie per gli Ambienti di Vita, Agrifood, Smart Cities and Communities) ed è il principale hub di relazione con le imprese nell’accesso ai fondi regionali, nazionali ed europei destinati alla ricerca e all’innovazione.
Nell’ultimo decennio l’università ha promosso la costituzione di oltre 40 spin-off (38 dei quali ancora attivi). Imprese destinate a valorizzare sul mercato i risultati della ricerca, ma che svolgono anche un ruolo importante di raccordo fra le attività di ricerca dell’ateneo e le esigenze di innovazione delle PMI.
Da tempo l’università ha avviato iniziative volte a stimolare l’imprenditorialità di ricercatori e studenti. L’ultima in questo ambito è la creazione del Contamination Lab, luogo di sviluppo della cultura imprenditoriale per i nostri studenti e di stimolo all’innovazione delle imprese (iniziative di hackathon, open innovation, ecc.).

Come si può migliorare il trasferimento di tecnologie e di innovazione dai laboratori universitari alle imprese del territorio?
Dal 2004, attraverso la costituzione dell’ufficio di trasferimento tecnologico, l’Unvpm ha svolto una sistematica attività per accrescere la sensibilità sui temi del trasferimento tecnologico e definire le modalità di trasferimento più efficaci, anche tenendo conto delle peculiarità del tessuto industriale regionale.
Sono state svolte numerose iniziative di incontro fra ricercatori e imprese, mentre l’ufficio ILO (Industrial Liaison Office) è a disposizione per raccogliere le esigenze di innovazione delle imprese e suggerire le modalità migliori per soddisfarle attraverso le molteplici possibilità di rapporto con le strutture di ricerca dell’ateneo: dalle tesi di laurea, ai tirocini, alla ricerca convenzionata, ecc.
Tutto ciò, in continuo raccordo con le associazioni degli imprenditori e con le istituzioni regionali. Va infatti sottolineato che il passaggio al nuovo modello di innovazione necessita di uno stretto coordinamento nelle strategie messe in atto sul territorio da università, imprese e governo locale.
E’ in questa ottica che Univpm si è fatta promotrice delle iniziative di cluster ed è parte attiva nell’implementazione della strategia di specializzazione intelligente della regione Marche.
Naturalmente il successo delle attività di trasferimento tecnologico dipende anche dalle imprese. La relazione con l’università va impostata pensando a strategie di lungo periodo e non cercando di risolvere problemi immediati e contingenti. Le imprese debbono anche considerare che per poter interagire efficacemente con l’università occorre avere ‘capacità di assorbimento’; avere cioè al proprio interno persone capaci di dialogare con i ricercatori. Ciò significa inserire personale qualificato.

Come valutate la relazione tra Cna e Univpm in questo ambito? Cosa progettate di fare insieme?
Da alcuni anni abbiamo avviato un proficuo rapporto con la Cna, volto a far conoscere l’opportunità offerta dalla ricerca universitaria alle imprese associate. Il rapporto con l’associazione di categoria è fondamentale: essa può fungere da aggregatore delle esigenze dei suoi associati ed essere fondamentale nell’attività di sensibilizzazione su questi temi.
Abbiamo da poco stipulato una convenzione quadro con la Cna il cui obiettivo è quello di rendere più sistematico il rapporto fra i nostri due enti e maggiormente proficue le iniziative volte a favorire le relazioni fra le imprese associate e le strutture di ricerca dell’ateneo.
Si inserisce in questo ambito l’iniziativa in programma il prossimo 8 aprile, nell’ambito della quale sarà organizzato un ‘market place’ per far incontrare le esigenze di innovazione delle imprese associate a Cna con l’offerta proveniente dalle strutture di ricerca dell’ateneo e dagli spin-off.

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