Mercati settimanali: una situazione a macchia di leopardo che ha penalizzato gli operatori

1 maggio 2020

in Comunicati stampa

In questi giorni di emergenza abbiamo avuto molto spesso una applicazione delle normative “divergenti”, con maggiori restrizioni che hanno creato differenziazioni tra gli operatori; i mercati settimanali aperti sono stati tra i più penalizzati.

ANCONA – Questi mesi, caratterizzati da una emergenza sanitaria mai affrontata prima, ha messo in luce come l’assenza di una cabina di regina centrale ha creato una moltitudine di interpretazioni e di ordinanze più restrittive comunali che hanno creato sicuramente disparita in alcuni settori alimentari.

E’ stato il caso delle paste fresche, che in un primo momento, ai primi di marzo, in alcuni comuni erano state penalizzate con la chiusura. La più eclatante, sicuramente, è stata la disparità che abbiamo avuto nel settore dei mercati settimanali aperti. Per il settore alimentare, infatti, era concessa la possibilità dell’apertura con l’obbligo del rispetto del divieto di aggregazione, rispetto delle distanze minime, etc.

Una situazione che ha portato alcuni comuni ha emettere ordinanze di chiusure ed altri invece che hanno ritenuto opportuno far operare gli operatori alimentari. Come associazione di categoria abbiamo cercato di censire, con estrema difficoltà, i comuni ove era possibile operare per gli operatori alimentari e dove invece i mercati aperti erano stati sospesi con ordinanza. Alla nostra comunicazione hanno risposto 13 comuni su 47. Delle 13 risposte, abbiamo solo 3 comuni che hanno mantenuto operativo il mercato alimentare, mentre tutti gli altri hanno proceduto alla chiusura.

“All’inizio abbiamo provato a chiedere ai comuni che hanno adottato ordinanze di poter organizzare delle aree sorvegliate con vigili urbani per garantire l’assenza di assembramenti – ha commentato Andrea Cantori, segretario della CNA Agroalimentare e di Area Vasta di Ancona – Purtroppo i sindaci non avevamo, in questi mesi delicati, la possibilità di distrarre personale per i controlli che dovevano operare sulle strade. In alcuni casi, come nel comune di Ancona, grazie alla collaborazione tra comune e associazioni sono state trovate delle soluzioni temporanee – Conclude Cantori – Purtroppo, Ancona è stato uno dei pochi casi, in tutti gli altri non si è potuto trovare soluzioni alternative. Questa situazione ha messo in luce la frammentazione del nostro paese in termini decisionali, creando disparità tra i tanti operatori ambulanti”.

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