Oltre i campanili, dalle fusioni all’area vasta

10 luglio 2019

in Comunicati stampa

di MASSIMILIANO SANTINI
Direttore CNA Territoriale Ancona

Progettare su ampia scala e ragionare in termini di area vasta è un obiettivo che Cna persegue da tempo. Quasi pioniera sul tema delle fusioni comunali, già nel 2013 esprimevamo plausi ai primi accordi intercomunali (la fusione sperimentata dai comuni di Ripe, Monterado e Castelcolonna) perché utili ad una razionale pianificazione della governance territoriale, con benefiche ricadute sulla ottimizzazione delle spese, nonché dei servizi per la comunità tutta e sulla programmazione di un efficace piano di marketing territoriale.
Tre anni dopo, Cna ha riunito attorno allo stesso tavolo tutti i sindaci della provincia e l’Anci per fare il punto sull’allora proposta di legge Lodolini sulle fusioni comunali. Presente anche il sindaco di Trecastelli, il comune nato appunto dalla fusione dei sopracitati Ripe, Monterado e Castelcolonna. Pro e contro a confronto in tale occasione: da un lato, il timore di disperdere le proprie identità locali, dall’altro, la consapevolezza di poter ottenere un’ottima economia di scala con grandi risparmi di gestione e aumento della qualità dei servizi offerti.
Temi tutt’oggi di assoluta attualità.
Cna resta fermamente convinta che l’accorpamento sia un’opportunità, tanto da farne un suo cavallo di battaglia nel progetto avviato come “Ancona Futura” e lanciato nel 2018, che prevede proprio la nascita di un’area vasta metropolitana facente riferimento al comune capoluogo ed a tutti i comuni limitrofi, uniti da contiguità geografica ma anche da una storia comune, affinità sotto il profilo culturale, interconnessioni e servizi che la rendono unica. Il tutto al fine di giungere ad una governance condivisa con una massa critica tale da attrarre investimenti. Con la stessa logica, Cna andrà nel breve periodo ad affrontare lo stesso progetto nell’area dell’entroterra Jesi/Fabriano, a vocazione principalmente produttiva, e in quella del senigalliese, a caratterizzazione più turistico/commerciale e dei servizi.
Per questo siamo affianco all’Anci per imprimere le giuste motivazioni, organizzative ed economiche, all’avvio di percorsi di convergenza utili e condivisi tra comuni limitrofi, che possano portare vantaggi ad imprese e cittadini.
La questione torna proprio in questi giorni sul tavolo del dibattito politico, per i probabili tagli del 40% ai fondi previsti e a tal proposito, come già anni fa, siamo a confermare la volontà di sottoscrivere e sostenere tutte le forme possibili di semplificazione amministrativa (accordi, convenzioni, condivisioni, progettualità comuni, fusioni, ecc..), che tengano conto delle specificità territoriali e delle peculiarità socioeconomiche, purché siano collocate all’interno di una logica di governo del territorio moderna, efficiente e con una strategia che non mira a “vivacchiare”, ma ad offrire ad ogni impresa e cittadino le stesse opportunità in una visione prospettica, che, se necessario, debba avere il coraggio di abbattere anacronistici steccati eretti in epoche storiche non più attuali.
Riteniamo che la linea politica, corretta e condivisa, di istituire un fondo destinato ai comuni coraggiosi e lungimiranti, desiderosi di approcciare percorsi di convergenza graduale fino ad ipotizzare fusioni comunali, debba essere ulteriormente promossa e implementata con adeguate risorse economiche.
La Cna è convinta che, per il bene delle imprese, sia necessario agire per ottimizzare le risorse e semplificare le procedure da un lato, ed investire su linee strategiche dall’altro, perché la dimensione territoriale e demografica risulta spesso insufficiente, ancorché determinante, per raggiungere economie di scala sostenibili in termini di professionalità ed infrastrutture, per conseguire obiettivi strategici più alti e sfidanti da riversare su ogni singola entità amministrativa partecipante. Basti pensare alle risorse europee che richiedono un soglia minima di competenze e di offerta di servizi la cui accessibilità è spesso appannaggio di grandi realtà comunali.
Siamo convinti che questa nuova sensibilità nel valutare nuove forme di collaborazione oltre i propri confini, sia un buon segnale e possa dar vita ad alcune buone prassi da cui far gemmare e replicare formule aggregative consolidate e strutturate, come le fusioni comunali, che vanno motivate, vagliate e promosse, certamente non soffocate.

 

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