Plastic Tax: le tasse superano il costo della materia prima

7 novembre 2019

in Comunicati stampa

La plastica monouso diverrà un prodotto dove la sommatoria delle tasse supera il costo della materia prima; gli effetti ricadranno inevitabilmente sui consumatori in un momento delicato per i consumi.

Molte associazioni di categoria si sono espresse sulla cosiddetta “Plastic tax” inserita nella bozza della nuova legge di Bilancio, una nuova tassa che colpisce le produzioni monouso di plastica. Compattamente le associazioni delle PMI e delle industrie hanno bocciato questa nuova imposizione fiscale, soprattutto nelle modalità delineate. Una tassa che colpisce in primo luogo i settori dell’alimentare che utilizza questo tipo di prodotti attraverso gli imballaggi per gli alimentari (materiali a contatto con i prodotti) e che rischia di riversarsi sui consumatori.

Una tale compattezza di critiche dipende essenzialmente dai numeri. Per tale ragione riteniamo necessario che l’opinione pubblica comprenda e capisca di cosa stiamo parlando attraverso le nude cifre. Attualmente il costo del polietilene (il materiale con cui si produce la plastica) è all’incirca fissato a 0,91 euro al Kg. A questo si deve aggiungere un contributo che i produttori pagano al CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), Consorzio che si occupa del riciclo dei rifiuti da imballaggi (plastica, carta, legno, etc.). Il contributo obbligatorio delle aziende al CONAI varia al variare della tipologia di plastica: in particolare per gli imballaggi non selezionabili o riciclabili allo stato delle tecnologie attuali il contributo era pari a 0,369 euro al Kg (fascia C). Dal 1 gennaio del 2020 il contributo per la fascia C passerà a 0,546 euro al Kg. A questo aumento dobbiamo anche considerare, appunto, la nuova tassa che si sta ipotizzando sulla plastica monouso, che secondo la manovra 2020 sarà pari ad 1 euro al kg. Facendo quindi un riassunto, 1 kg di prodotto, senza i costi di lavorazione, avrebbe un costo pari a 2,456 euro, di questi 1,546 sono di tasse e contributi. Se a queste ci sommiamo i costi di lavorazione e il margine per l’impresa possiamo immaginare bene che il prodotto potrebbe attestarsi in una forbice tra i 3 e i 5 euro.

Un aggravio di costi che inevitabilmente si abbatterà sul consumatore finale, consumatore che non solo avrà il costo del prodotto finito, ma anche l’IVA che si sommerà al prodotto. A tutto questo, per la parte riguardante il consumatore, va aggiunto anche il passato: non si capisce in che logica i sacchetti cosiddetti bioshoppers (quelli utilizzati nel reparto ortofrutta) nel 2018 siano stati obbligatoriamente sottoposti ad acquisto. La richiesta di liberalizzare questa tipologia di prodotto, permettendo al commerciante alimentare di decidere liberamente se venderli o meno, portata avanti dalla nostra categoria non ha avuto nessun ascolto da parte del Ministero.

“La CNA Marche ha già dato i numeri del settore nella nostra regione, 497 imprese e il 30% in provincia di Ancona – ha commentato Andrea Cantori, segretario della CNA Alimentare della provincia di Ancona – Un settore importante che, come detto, non è l’unico ad essere colpito perché i costi inevitabilmente si ripercuoteranno anche sul settore alimentare. Una tassa, quindi, che serve a fare cassa e che rischia di mettere in pericolo ampi strati dell’economia locale. Non ci resta quindi che chiederci che senso ha dare 40 euro in più in busta paga tramite il cuneo fiscale quando poi, in base alle stime, solo di plastica abbiamo un aumento di circa 11,5 euro al mese a famiglia – conclude Cantori – La serietà di una classe politica si misura anche da questo: piccole mance riprese dopo pochi giorni attraverso nuove tasse”.

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