Rischio sismico nel 50% del territorio nazionale

10 febbraio 2017

in Comunicati stampa

CNA: “Prevenire oggi è possibile, doveroso e spesso perfino conveniente”

FABRIANO Ampia partecipazione al seminario organizzato da Cna Costruzioni e Mapei su “Tecniche di costruzione antisismica e rinforzo strutturale del patrimonio edilizio esistente”, svoltosi a Fabriano. Cna ha dedicato all’attuale tema della fragilità del territorio rispetto al rischio naturale, un percorso formativo qualificante rivolto alle imprese edili, che offrirà in futuro altri appuntamenti su temi importanti.

La situazione in Italia

“Le aree ad elevata criticità idrogeologica – spiega Elisabetta Grilli, responsabile provinciale Cna Costruzioni – rappresentano il 10% della superficie italiana e riguardano l’89% dei comuni; le aree ad elevato rischio sismico sono circa il 50% del territorio nazionale e insistono sul 38% dei comuni. Nella quota di territorio a più elevato rischio sismico si stima che ricadano 10,7 milioni di abitazioni e 5,4 milioni di edifici. Tra questi, gli edifici prevalentemente residenziali corrispondono all’86% mentre quelli non residenziali (scuole, ospedali, alberghi, chiese, centri commerciali ecc) o inutilizzati rappresentano il 14%. Questo dato è frutto di una stima che si basa sulla quota percentuale di popolazione ricadente in zona sismica 1 o 2 rispetto alla quale è stata determinata la quota di edifici esposti a rischio potenziale”.

Lo stato del patrimonio edilizio

“In Italia – prosegue Grilli –il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1971 (7 milioni di edifici) e i restanti 4 milioni sono stati costruiti negli ultimi 30 anni. La vetustà del patrimonio non necessariamente implica un cattivo stato di conservazione delle strutture, ma sicuramente è indicativo rispetto alla tecnica costruttiva e all’utilizzo di tecnologie antisismiche”.

L’importanza della prevenzione

“Il cuore della questione è rendere gli edifici veramente antisismici, nella sostanza oltre che nella forma – prosegue Matteo Sticozzi, presidente provinciale Cna Costruzioni – e per ottenere questo risultato occorre agire secondo direttrici, con un approccio strategico su più livelli. Che si stia edificando una nuova costruzione o intervenendo su un manufatto esistente, è essenziale assicurare un intervento che in caso di sisma protegga in primo luogo l’incolumità delle persone che vi si trovano e in secondo luogo il mantenimento delle funzioni essenziali dell’edificio stesso. Ogni intervento deve assicurare che in caso di terremoto nessuno resti sotto alle macerie e che le strutture permettano all’edificio di mantenere interamente le sue funzionalità anche dopo il sisma”.
In caso di terremoto infatti, la funzionalità dei fabbricati e di ciò che essi contengono è un obiettivo importante quanto la tutela della sicurezza delle persone: quante più case restano agibili dopo il sisma, tanto minore è il numero degli sfollati da assistere; parallelamente, le industrie che mantengono la propria funzionalità produttiva sono una risorsa vitale per la ripresa post sisma dell’economia locale e gli ospedali che restano funzionali possono assistere in loco gli eventuali feriti, limitando il numero dei trasferimenti ad altre strutture.
“Da ciò – conclude Sticozzi – si comprende che costruire in modo veramente antisismico oggi certamente è possibile, doveroso e spesso è perfino conveniente”.

Nella foto: Sticozzi, Grilli e il sindaco Sagramola all’evento CNA

Ufficio Stampa: DANIELA GIACCHETTI

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