Tari… c’è un problema

30 settembre 2020

in Comunicati stampa

La Tari sta diventando sempre più una tassa incomprensibile, la sua struttura è sempre più rigida ed il comune non ha l’autonomia per poterla modulare; occorre un impegno del governo per rimodularla e del comune per la costituzione del gestore unico.

 

Ancona – Il comune di Ancona ha presentato alle forze sociali la nuova Tari 2020. Dalla prima analisi emerge l’accoglimento della richiesta, per le imprese, del taglio della Tari per i giorni di lockdown per le imprese che sono state sottoposte a chiusura obbligatoria. Uno stanziamento di 800.000 euro che va incontro alle parti datoriali e che testimonia la buona fede dell’amministrazione. Tale effetto però viene in parte annullato dagli aumenti delle singole tariffe delle varie categorie (composta da quota fissa e quota variabile).

La Tari deve coprire per intero i costi di raccolta rifiuti del gestore. I comuni hanno un margine di manovra molto stretto, determinato da “forchette” di massimo e minimo deciso dalle giunte comunali. La nostra associazione apprezza il fatto che l’amministrazione comunale abbia approvato sia per la quota fissa che variabile, la tariffa più bassa della “forchetta”. Nonostante ciò categorie come pizzerie al taglio, fruttivendoli, pub, ristoranti e bar si trovano con una tariffa complessiva importante. Questa problematica solleva due questione fondamentali.

La prima problematica è il gestore unico dei rifiuti di ambito territoriale e la gestione dell’umido, problemi ancora aperti che devono trovare una quadra tra i tanti comuni della provincia. Il secondo è la rigidità di questa tariffa che lascia troppi pochi margini ai comuni di decidere (alla faccia del federalismo fiscale) e quindi necessità di una rimodulazione a livello nazionale.

 “E’ difficile spiegare ad una piccola pizzeria al taglio perché deve pagare una tariffa di quasi 20 euro a metro quadrato solo perché si ritiene che lavori molto umido – Commenta Andrea Cantori, segretario della CNA di Ancona – Sempre più vi è l’esigenza che le problematiche aperte da anni sul gestore unico e sul trattamento dell’umido siano risolte, nella speranza che questo porti ad una migliore gestione del rifiuto, con costi più bassi e quindi con una diminuzione delle tariffe per le utenze non domestiche. – conclude Cantori – Oltre a questo occorrerebbe una revisione a livello nazionale della legge che istituisce queste tariffe per dare più margine di autonomia ai comuni, creando un vero “federalismo fiscale”

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