Guide turistiche, riconoscere il loro ruolo nella valorizzazione del patrimonio artistico

Lo scorso primo dicembre, al ministero del Turismo si è tenuta l’audizione sul tema della riforma dell’ordinamento delle guide turistiche, inserito in una delle missioni del Pnrr.

Hanno partecipato all’incontro Marco Misischia e Cristiano Tomei, rispettivamente presidente e coordinatore di CNA Turismo, che hanno motivato le istanze di una materia seguita in condivisione con CNA Professioni e già oggetto di confronto, con il Parlamento, in relazione al  testo unificato sulla disciplina della professione di guida turistica.

Nel corso dell’audizione, CNA ha ringraziato il ministro del Turismo per la forte volontà di procedere verso l’approvazione di una riforma che stabilisca criteri uniformi per l’adeguata qualificazione delle guide turistiche ai fini dell’esercizio della professione. Condizione necessaria per tutelare i visitatori e la corretta rappresentazione del patrimonio culturale italiano attraverso operatori qualificati, ossia le guide turistiche, abilitate soltanto per mezzo di esami pubblici promossi o validati dal nostro Paese. La professione di guida turistica, infatti,  risulta fondamentale per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano. La ripartenza e il rilancio del turismo in Italia non possono prescindere dal lavoro professionale delle guide turistiche che insieme e la pari di archeologi, storici dell’arte e docenti sono in grado di raccontare e illustrare la storia e l’arte dei monumenti italiani.

Allo stato attuale, però, circa 25mila guide italiane versano in una condizione di forte incertezza, sotto il profilo sia normativo sia occupazionale, in ragione della crescente presenza di guide provenienti da altri Paesi europei che prive di una qualificazione specifica e certificata in ordine alla conoscenza del nostro patrimonio culturale, potrebbero effettuare visite guidate in tutta la penisola ambiti territoriali richiedenti, invece, competenze e conoscenze approfondite e certificate.

Solo l’elevata specializzazione conseguita dalla guida turistica per una determinata area tematica e territoriale permette di valorizzare e al contempo tutelare l’intero patrimonio culturale italiano rappresentato da un vastissimo e diffuso elenco di siti museali, archeologici, artistici, che tengano in considerazione le ricchezze paesaggistiche, religiose, le eccellenze artigianali, enogastronomiche ed esperienziali.

È necessaria la definizione di una cornice normativa nazionale, allo scopo di tutelare contemporaneamente utenti e guide turistiche in qualità di operatori qualificati in grado di garantire la corretta rappresentazione del patrimonio culturale italiano, attraverso:

l’abilitazione alla professione di guida turistica che avvenga  per mezzo di esami promossi o validati dal nostro Paese fornendo attraverso criteri uniformi per la preparazione ad un’adeguata qualificazione necessaria per la contestuale iscrizione all’elenco delle guide turistiche anche in collaborazione con le Università;

l’individuazione delle materie d’esame idonee ad accertare il possesso delle competenze, comprese quelle linguistiche e tecniche, in base allo standard europeo sulla formazione minima richiesta alle guide turistiche operanti nei Paesi membri dell’Unione europea;

l’individuazione degli ambiti territoriali di specializzazione tenendo conto della numerosità dei siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità, del flusso di visitatori e della contiguità territoriale, per quanto concerne anche le tradizioni storiche, culturali, linguistiche ed enogastronomiche, ai fini della formazione propedeutica all’esercizio della professione;

l’istituzione di un elenco nazionale delle guide turistiche dove risultano iscritti i soggetti che hanno superato l’esame di abilitazione indicando l’ambito territoriale di specializzazione dove si intende svolgere l’attività e ogni ulteriore estensione di tale ambito.

la regolamentazione dell’attività delle guide turistiche abilitate in un altro stato membro Ue previo riconoscimento del titolo solo a seguito di integrazione della formazione professionale specifica per il sito o area tematica presso il quale si intende svolgere occasionalmente l’esercizio contingentato e monitorato nel territorio italiano.

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