Il lavoraccio artigiano di Murano, tra tradizione e alto design

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“È un lavoraccio artigianale. Una cosa che non può essere appresa nelle scuole: si deve fare a mano. La teoria è una cosa; la tecnica è un’altra”: così Lorenzo Ferro, artigiano del vetro e dei bassorilievi, sintetizza in poche parole la sua attività. Una tradizione a lui tramandata dal padre quaranta anni fa. Dal suo negozio nel centro di Venezia, attraversando Murano per arrivare nel suo laboratorio, il maestro Ferro ci ha accompagnato nel racconto di CNA Storie di settembre.

I manufatti di vetro soffiato, conosciuti e ricercati in tutto il mondo, sono senza tempo. Un punto di incontro tra la tradizione più antica, risalente al Medioevo, e l’alto design. E oggi, per arricchire le loro proposte, persino i grandi marchi della moda guardano al distretto del vetro di Murano. Il più antico d’Italia, che da anni lotta per la sopravvivenza. Prima per ottenere certificazioni di qualità contro i falsi, poi per la crisi del 2008. E arriviamo a oggi, con la pandemia e la spesa delle bollette da moltiplicare per sei.

“Stiamo andando fuori prezzo con le produzioni e non riusciamo a essere concorrenti con altri paesi” racconta con amarezza Lorenzo. “Le fornaci che lavorano, mantengono il fuoco accesso 24 ore su 24. Non c’è possibilità di risparmiare”.

Eppure, grazie anche alla piattaforma di e-commerce messa a disposizione da CNA Venezia, Lorenzo è riuscito a superare anche le fasi più dure della pandemia.

“Uno non può star lì ad aspettare, si deve muovere, cercando canali nuovi”: suona quasi come un invito a non darsi per vinto quello di Lorenzo, che osserva come il mercato sia “cambiato completamente”. Internet, e non solo: “abbiamo fatto un contratto con una televendita giapponese che ci sta dando grandi soddisfazioni. Insomma, riusciamo a raggiungere il cliente a casa sua”. Certo, lavorando sulla ricerca di nicchie. Nel suo caso, “di tutte quelle persone che cercano qualcosa di unico nel suo genere. Fatto a mano, dove possiamo trovare anche un difetto, ma che diventa un pregio, perché è fatto a mano”.

Non si può stare lì ad aspettare. Ci si deve muovere, cercando canali nuovi

Dal negozio al centro di Venezia, ci spostiamo nel laboratorio di Lorenzo a Murano. Tutto iniziò nel 1291, quando si decise di trasferire dalla Serenissima a qui i forni, causa di gravi incendi che minacciavano la sicurezza delle abitazioni. “Molti anni fa a Murano lavoravano 5mila persone. Oggi, purtroppo la richiesta è calata, le fornaci si sono ridotte”. E l’emergenza vera è la mancanza di giovani: “sono pochi quelli che lavorano nelle fornaci, non c’è ricambio. Lavorare il vetro non si impara studiando, si impara lavorando”.

Nel prodotto fatto a mano si può trovare anche un difetto, ma diventa un pregio. Perché è fatto a mano

Il cambiamento è sotto gli occhi di chi, a Murano, è nato e cresciuto, come lui, che racconta come la madre si raccomandasse di non uscire a mezzogiorno. Un cittadino “stai attento ad attraversare” che, declinato nella Murano di allora, suonava “stai attento, ché gli operai ti portano via in mezzo alla folla!”. Una raccomandazione che oggi, tristemente, non vale più.









Questo articolo Il lavoraccio artigiano di Murano, tra tradizione e alto design è stato pubblicato su CNA.

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