Il settore Horeca allo stremo

Cambi di zona comunicati poche ore prima dell’entrata in vigore, confusione nelle norme, aumento dei costi di gestione, condizione di difficoltà per espletare il servizio ristorazione: l’horeca è giunta ad un punto di collasso.

 

ANCONA – In attesa del varo del Ristori 5, le imprese del settore alimentare, in particolare l’horeca, si sono trovate in questo inizio anno un aumento dei costi, in un momento in cui le vendite tendono ad essere “fiacche” e con la gestione della pandemia che aggrava ancora di più la situazione. Questo è l’allarme lanciato da Andrea Moroni coordinatore della CNA Agroalimentare.

Le maggiori criticità sono sollevate dai ristoratori che denunciano con forza l’incertezza causata dai provvedimenti. In primo luogo i provvedimenti del “cambio zone” varati dal governo o anche in alcuni casi dalla Regione sono presi con un preavviso troppo ristretto. Questo non permette di programmare gli acquisti delle materie prime, con il rischio di buttare nella spazzatura molte derrate alimentari. Inoltre i provvedimenti continui, ripetuti e senza preavviso, con limitazioni a “macchie di leopardo”, stanno scatenando la confusione dei clienti che non capiscono più quali sono i divieti operativi e quali no.

Ad aumentare il malumore sono anche intervenute normative che hanno aggravato i costi di gestione. In particolare si fa riferimento alla lotteria degli scontrini e al subentro, entro il 1 aprile, del nuovo tracciato xml7 che hanno comportato spese per l’adeguamento delle casse. Alcune tipologie di attività dell’horeca, per esempio le pizzerie, hanno visto anche l’entrata in vigore del registro telematico delle farine di cereali, ancora da decifrare gli eventuali costi per mettersi in regola.

A questo lungo elenco dobbiamo anche aggiungere che il decreto Ristori 5 è ancora fermo e quindi ci ritroviamo in questi primi mesi dell’anno non solo con un aumento delle spese, con l’entrata in vigore della zona arancione “a macchia di leopardo”, ma anche con il contributo promesso dal governo ancora non operativo – commenta Andrea Moroni, coordinatore della CNA AgroalimentareTeniamo conto che quest’anno ripartiranno molte scadenze che erano state sospese o rinviate.

La situazione nel mondo della ristorazione è sempre più complessa. Se nel 2020 abbiamo resistito, il 2021 rischia di essere l’anno del collasso per molti esercizi. La chiusura alle ore 18.00, per molti locali si sta facendo sentire. L’asporto non è sufficiente e la paura e la confusione dei consumatori, per i continui provvedimenti, stanno creando una profonda incertezza. – conclude Moroni – Occorre un cambio di linea, in particolare occorre accelerare sui vaccini e soprattutto migliorare profondamente i sistemi di tracciabilità che fin qui non hanno funzionato: solo infatti un ritorno, anche parziale, alla normalità salverà le nostre imprese”.

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